
“Piove sempre sul bagnato”: sembra scritto a lettere di fuoco nel cuore di chi è asciutto.
E’ la “teoria del mondo giusto”. Si è poveri, malati, precari unicamente per colpa: giustamente lo si è. Si è deboli perché così dev’essere, e la pietà è vergogna per chi debole non è: viltà la comprensione, stoltezza il vedere nell’altro non proprio se stessi, ma appena un’immagine che vagamente ci somigli.
Il senso di giustizia non sente ragioni, e legge i dati della realtà sulla base di se stesso. Si sa nobile, in armonia con le leggi del cosmo, rispettoso della verità. Non crede alle “panzane”: non ci casca, proprio no. Il mondo è giusto: chi è povero, lo merita, e i fatti lo dimostrano – a me, non la si racconta!
Così, la signora abbandonata dal marito senza nulla, strangolata dal mutuo, rimasta improvvisamente priva di lavoro e con un figlio handicappato, ora che riceve con vergogna e umiliazione qualche uomo, è una prostituta, tutto qui, e un po’ zoccola, di certo, è sempre stata – le cose sono sempre più semplici di quello che ti vanno a raccontare.
La collega dalla salute fragile va tenuta d’occhio: lavorare bene è un dovere, e un cancro non è una scusa per non impegnarsi – se no, tutti ne avremmo, di scuse! E poi, io non le ho viste, le sue analisi: chi mi dice che ce l’ha? Vedrai che è una furbona…
Ci sono Paesi in cui la vita è impossibile, ma questi “pagano il biglietto” per venire qua – lo sanno tutti, no? Vanno trattati per quello che sono…
Che tempi meravigliosi, i nostri! Ciascuno può e vuole farsi giudice e giustiziere, per tutelare il sacro ordine del “mondo giusto”; ciascuno collabora volentieri a “mettere le cose a posto” - non solo gratis, ma anche con incomodo notevole.
Esiste, in contrapposizione, la “teoria del mondo ingiusto”. Dice che la terra su cui piove è sempre la migliore; che la terra asciutta lo è per ipocrisia e malvagità, e che deve lacerarsi per la vergogna, certa della propria indegnità; che deve gioìre nell’umiliarsi, nel ritrarsi, perché solo così il mondo torna giusto.
Allora, lo studente straniero che bestemmia in faccia all’insegnante è un povero “moretto” escluso ed esasperato dai razzisti di questa Vandea; se distrugge a calci le porte dei bagni, sta mandando un segnale alla nostra società marcia e violenta, nell’unica lingua che essa gli ha insegnato. E’ sincero, e chiede il giusto risarcimento per le colpe dell’Europa; è sensibile, solidale, puro e incorrotto. E’ chiaro che la nostra società lo emargina: lo fa per non mettere in discussione il proprio egoismo, la propria ipocrisia, ecc. ecc. – per difendersi dal bene, ne chiede la sospensione!
La verità non sta nel mezzo, ma da tutt’altra parte: irraggiungibile, ormai, per lungo tempo.
O si esce da questi schemi, o prevale la “teoria del mondo giusto” - mentre la sua esatta corrispondente, che è anche la sua migliore alleata, diventa il punto di ritrovo di un’èlite gratificata e senza dubbi, felice di essere se stessa, con i propri giornali, le proprie strutture, la propria fetta di finanziamenti pubblici e i propri privilegi.
Gridano, i “giustizieri”; meglio educati, almeno all’apparenza, i “buoni” rispondono, sulle prime, con la finta pacatezza del disprezzo, del sorrisino di compiacenza per gli “ignoranti”, per i “beceri”; a poco a poco, le voci si alzano e si sfidano nell’aria, e si va alla conta dei voti, degli appoggi: ognuno cerca di prevalere sull’altro, e solo i numeri contano – chi ha più forza, chi ne ha meno. Vox populi… ed è tutto.
Le lacrime dei poveri, quelle vere, non le nota più nessuno; il silenzio degli umiliati resta sullo sfondo.
Dio lo ascolta: oh, sì! E’ forse l’unico suono che gli arrivi.
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