28 marzo 2009

UN SORRISO MICA SCEMO di P. Paolo Gobbi

Bill Congdon, Campo, orzo

Quante persone ho incontrato questa settimana. Quanto ho ascoltato, quanto non sono riuscito a dire. Bambini, genitori, i miei fratelli, mio padre, mia madre, il benzinaio, la vecchia barista che nel baretto lungo la strada da 5o anni fa il caffè e sorride senza chiederti se sei un santo o un brigante, l'uomo che al mattino presto raccoglie i sacchi dei rifiuti a mano e li lancia sul camion con la delicatezza di un gesto che non vuole disturbare chi ancora dorme...quanta gente ho incontato...e chi ha letto il mio libro e mi ha scritto commosso, chi mi ha fatto domande, chi non lo ha letto o ha taciuto...va bene così.
Poi al mattino raggiungendo la mia scuoletta in mezzo alla campagna ascoltavo la radio, le tante parole, la crisi, il preservativo africano e la ragione del Papa, i campioni dell'autodeterminazione e i dubbi di fare una legge, i dati sulla legge 40 che sembra funzionare e chi ancora la critica ( si può) senza guardare prima la realtà ( questa è una brutta abitudine, sopratutto degli intelligentoni), e poi nasce il Popolo della libertà e qualcuno è ancora fermo al "partito di plastica" e proprio non ce la fa a capire che tanta Italia lavora e dorme anche senza leggere Camilleri e l'omelia domenicale di Scalfari... e poi c'è la crisi e ognuno si arrangia come può. Tante parole, vane, buone, arroganti, semplici, umili, alte, basse...Va bene così'? Va bene così.
E i miei occhi andavano alla campagna intorno, un vero miracolo che a marzo ogni anno risorge: la terra grassa, rivoltata dagli aratri, lontano un punto che luccica è un trattore e sopra un omino che dall'alba opera e spera... i colori diversi...il ghiaccio nei fossi si è sciolto...accade ogni anno ma sempre mi stupisce, mi fa nascere dentro un sorriso... e chissà se c'entra con tutto il resto, con la radio che parla, con le persone incontrate, con quelle perdute, se c'entra con me...con te...con questo benedetto paese fatto di tata gente meravigliosa. Ma sì che c'entra, ci riguarda tutti.
Lo sapeva il mio amico Bill Congdon, straordinario pittore che qualche volta vi ho fatto vedere: i suoi campi sono proprio come quelli che vedo al mattino ma lui li vedeva più a fondo, dentro, oltre...per pasqua se riesco ve ne parlerò; lo sapeva Leopardi, lo sa Davide Rondoni, lo sai anche tu amico di questo blog: che c'è un sorriso che chiama...e che "A marzo tutti si dovrebbe attaccare sui muri di case e uffici questo verso e mezzo: " Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore rida la primavera". In uno strano, ferito crescendo, Giacomo Leopardi erompe, ad un certo punto del suo Canto notturno del pastore errante dell'Asia, in questa affermazione, o grido, rivolta alla luna. "Tu sai, tu certo". Dopo tante negazioni e dubbi, lì il cuore e la voce devono erompere. Perchè la primavera è la primavera. Lo "scatenamento" della realtà che avviene in primavera non sopporta dubitosità scettiche, nichilismi travestiti o cupi rinvii. La rottura dei semi, il montare di enegie, e quella bellissima immagine, antica e modernissima, del ridere della primavera a un suo amore, conquistano anche lo spirito più tormentato di disillusioni. Non è un riso idiota quello della primavera, un ridere scemo, a vanvera. Ride a un amore tuto questo aprirsi di rami come braccia, e questo turgore di tessuti e insaporirsi di linfe. Chi è, dove è qusto amore? Io posso anche non saperlo, sembra dire Leopardi, ma " tu sai , tu certo". La luna sa che c'è l'amore che merita il sorriso della primavera, Leopardi diceva che, pur non essendo un allegrone, quando scriveva provava una specie di felicità. Cioè di partecipazione al movimento della realtà. La primavera che ci inizia intorno e addosso è la stagione più amica dell'uomo religioso (altro che brume invernali, altro che scrupolose nebbie novembrine...). Perchè la primavera è un sorriso, mica scemo, di cui si cerca il destinatario. E se fossimo persone a cui uomini "erranti" come il pastre leopardiano potessero dire: " Tu sai, tu certo a qual suo dolce amore rida la primavera", allora la nostra vita, povera o ricca, "vip" o modesta, in vista o occultata, sarebbe nitida ed essenziale, come la luna. ( di Davide Rondoni, su "Tracce", marzo 2009).
E non mi dite che la poesia è morta o non salva la vita. Buona primavera.

0 commenti:

Posta un commento