Spiegavo stamane il canto dell'Inferno dedicato a Brunetto Latini, al quale Dante tributa un onore immenso, benchè lo incontrii nella piana rovente, dove piove fuoco sui "sodomiti". Spiegavo e basta.
Pensavo, però, a quanto disprezzo le persone omosessuali abbiano avuto addosso nei millenni, e a quanto ne hanno ancora. Tutto ciò deve finire, e subito, quale che sia la realtà dell'omosessualità, quale la sua interpretazione, quale la sua valutazione morale da parte dell'uno o dell'altro.
Pensavo che una persona legittimamente legge se stessa in un modo o in un altro, legittimamente costruisce il proprio sè come le condizioni oggettive, ma anche le sue reazioni e sue scelte, lo guidano a farlo. E che ha il diritto di leggersi come può e crede, e come tale di presentarsi agli altri.
Pensavo, però, a quanto sia difficile, oggi, riflettere serenamente di tutto questo, e anche su molto altro: sembra che sia all'opera nel nostro paese un divisore estremamente agguerrito e abile, che si intromette tra le persone (non mi riferisco al Presidente del Consiglio...) e le arma l'una contro l'altra in modo pretestuoso. Qualunque difformità o dissenso è vissuto come offesa, aggressione, insulto inespiabile - a livello politico, religioso, etnico, morale, ma anche televisivo, musicale, sportivo. L'altro, se è diverso o difforme, perde il diritto all'esistenza, anzi: deve essere eliminato, come un concorrente antipatico del Grande Fratello. Non per ciò che fa, ma per ciò che è. Non si distingue più tra un'opinione o un atteggiamento e una persona; non si distingue più tra legittimo dissenso e insulto.
Se penso che vi siano delle "leggi" ontologiche nella natura umana, aperte a mille interpretazioni ma non ignorabili se non a prezzo di gravi sofferenze, non credo di offendere nessuno; e neanche se dico che non farle proprie significa condannarsi a un'inquietudine estrema, alla quale spesso si danno nomi infruttuosi, che peggiorano le cose. Se dico che questo mi sembra essere il caso di molte persone omosessuali, ma anche di molti "eterosessuali" che vivono in modo confuso, non li sto nè perseguitando nè offendendo.
Se credo che "il giusto è come un albero piantato in riva a un corso d'acqua" (Salmo 1), obbediente alle stagioni e proteso all'acqua che lo nutre, attento a selezionare nel terreno ciò che è buono e ciò che non lo è, sotto la propria responsabilità e a costo della sua vita, e che egli solo è "felice" (così inizia il Salmo 1: "Felice l'uomo che..."), non sto condannando nessuno, non sto disprezzando nessuno, non sto offendendo nessuno.
Se non credo che l'omosessualità e l'eterosessualità siano condizioni ontologiche, ma elaborazioni psicologiche ed esistenziali, non sto mancando di rispetto a nessuno.
Se seguo la Chiesa Cattolica, che mi comanda di astenermi da quello che essa considera inadatto a me, che sono un uomo sposato (liberamente e per amore), e se cerco con tutte le mie forze di essere obbediente in questo , non sto condannando nessuno; se ciò che desidero tenere fuori dalla mia vita lo chiamo "peccato", mi riferisco a me stesso e a nessun altro, perchè così dev'essere per me. E se considero "peccato" da parte mia compiere azioni che per altri sono assolutamente lecite, non sto praticando alcuna ideologia, nè sto mancando di comprensione verso chi effettua scelte diverse da quelle che io mi sono imposto di compiere - liberamente e per intima convinzione, tanto quanto lui ma diversamente da lui.
Se la Chiesa si vede incompresa e isolata nell'affermare alcune convinzioni tratte dalla sua sapienza millenaria, e lo fa senza l'arroganza del potere e senza la pretesa che tutti si adeguino in forza della legge, non è forse vero che sta scritto: "Non temere, piccolo gregge, perchè al Padre è piaciuto darvi il suo Regno"? E anche "voi siete il sale della terra" - ma quanto sale si mette nella pasta? il sale dev'essere poco, e discreto nella sua presenza: solo così rende buona la pasta, altrimenti la rende immangiabile. Conta la sua qualita, non la sua quantità. Lo stesso dicasi per il lievito - altro paragone evangelico. Importa la qualità discreta della sua presenza, non la sua abbondanza.
1 commenti:
Sottoscrivo quanto detto sulla divisione in atto, aggiungendo a pie' di pagina che non posso non far caso alla superficialità del laicismo, anche se il sapere millenario che la Chiesa conserva mi sembra sotto cellophane e malcompreso dagli stessi custodi. Per dirla con Scheler sarebbe ora che la Chiesa lasciasse fluire una corrente d'amore nel mondo, cosa dalla quale a mio modo di sentire siamo lontanissimi. E lungi da me giudicare le scelte di una persona di fede quando riguardano la persona stessa.
Detto ciò, che sembra brutto doverlo dire, ma par che oggi i puntini sulle i siano sempre necessari, resta che penso di Povia, e di chi difende la sua vergognosa operazione, quanto ho detto nel post dedicato al suo "Luca", e, visto che ne ho già parlato altrove, appena ho tempo vado a recuperare il testo e lo riposto tra i commenti al post su "Luca".
Buona giornata ^_^
Jacopo
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