Ascolto "Luca era gay" di Povia, e resto davvero stupìto: il coro di polemiche, di censure, di sberleffi, di insulti veri e propri ha coperto nel fragore una canzone tutt'altro che spregevole, anzi! (basta guardare su you tube alcune parodie disgustose, prima tra tutte quella di Elio e le storie tese alla trasmissione della Dandini, per le quali nessun gay ha protestato, ma che la dice lunga sul rispetto verso gli omosessuali...).
Penso a tanti adolescenti, che in questa canzone troveranno una voce fuori dal coro: può accadere di essere confusi, di cercare risposte di nascosto, di leggere male dentro di sè, di stare male senza capirne il motivo, di capirsi finalmente, di incontrare la gioia nella libertà di scelta - o meglio: nella fedeltà a se stessi, nella chiarezza su di sè, che non è scritta nei cromosomi nè definibile in quattro e quattr'otto.
Personalmente, la consiglio a tutti, almeno come spunto di riflessione: Luca davvero parla "con il cuore in mano".
Semel omo, semper omo - è un dogma: solo il titolo, "Luca era gay", ha scatenato un'orgia di improperi e vere e proprie minacce, a causa dell'imperfetto...
All'adolescente che si sente attratto da esperienze omosessuali, il "mondo gay" propone certezze granitiche e unidirezionali su un'identità assoluta e indubitabile, assieme a un circuito di saune, bar, discoteche, viaggi, ritrovi e circoli. Nessuna discussione è ammessa.
L'unico problema, dicono, è l'omofobia: l'onorevole Paola Concia sta proponendo un disegno di legge che prevede come fattispecie di reato il solo affermare che l'omosessualità (o meglio: il comportamento omosessuale) possa essere un problema per alcune persone.
L'unico problema, dicono, è l'omofobia: sul web, in piazza e a stampa, don (ex-don) Franco Barbero urla l'assoluta bontà senza se e senza ma del comportamento omosessuale, tuonando contro "i faraoni del Vaticano", che a suo dire "è tutto un imbroglio".
Sono stato adolescente in un mondo ad alto tasso di omosessualità diffusa, nascosta e sofferta. Penso che le scelte personali nella vita intima siano quanto di più libero vi sia, e che così debba essere. Conosco persone omosessuali degne e buone, che stimo immensamente. Provo orrore al pensiero che vi siano paesi in cui il comportamento omosessuale è punito con la tortura, il carcere e la morte; e anche all'idea che si possa disprezzare o discriminare qualcuno per le sue scelte sessuali, che appartengono alla sfera del privato.
Penso, però, a quanti adolescenti leggano a fatica dentro sè, e non trovino risposte ai loro interrogativi se non risposte unidirezionali: sei gay, accettati, gli altri sbagliano, se stai male è perchè non sei abbastanza maturo nell'accettazione, hai introiettato l'omofobia, liberati e fa' più che puoi, dove vuoi e con chi vuoi, finchè troverai l'amore...
Penso a quanti vengano orientati, così, ad un comportamento omosessuale che non li soddisfa, anzi: li umilia e li confonde sempre più, li mette in conflitto con se stessi e con il loro mondo, li proietta in una ricerca coatta del piacere che sfocia in relazioni turbolente o in promiscuità insoddisfacenti.
Penso ai tanti omosessuali affettivi, sinceri, che non scendono in piazza per il gay pride; quelli che cercano tenerezza e intimità, che non sbraitano, che non pretendono se non rispetto vero, delicatezza, sospensione di ogni giudizio.
Penso che, se anche la comunicazione pubblica della Chiesa è spesso dura e inadeguata (lo notava già Simone Weil in Attesa di Dio), la sapienza intima della Chiesa abbia tutte le ragioni nel consigliare di evitare il comportamento omosessuale, chiedendo a chi si sente portato in questa direzione di guardarsi dentro, di chiarirsi, di affidarsi a Dio e di mettere le sue energie a disposizione di un progetto di amore vero e profondo - anche, se così è, passando per la continenza, che non significa rifiuto dell'amore o impossibilità di amare. E' la stessa cosa che chiede a chi si percepisce come "eterosessuale", nulla di più nulla di meno.
Che sia facile o che ci si riesca, è tutto un altro discorso. Ma che ci si provi, almeno, non mi sembra una bestemmia così orrenda. E che la Chiesa lo dica (senza costringere nessuno, se non chi la segue volontariamente) non mi sembra né una mancanza di pietà né un insulto, anche se non sempre lo dice con carità evidente.
Perchè non si può parlare serenamente di queste cose?
Perchè non accettare la diversità delle persone, che non sempre trovano soddisfazione in ciò che soddisfa altre?
Perchè "essere gay" significa soprattutto saltellare da un uomo semisconosciuto all'altro in saune, bar, club, luoghi d'incontro, pensando che, se qualche problema c'è (disturbi del sonno, ansia, irrequietezza, somatizzazioni d'ansia, depressioni, dipendenze, tendenze suicidarie, insoddisfazioni, tendenze psicotiche...), sia solo nell'incomprensione degli altri? Perchè è così che vivono molti "gay" - altri no, ma l'immagine ufficiale è questa, e di questa si afferma la perfezione, l'intoccabilità.
Perchè non c'è pietà per chi si sente schiacciato da tutto ciò? Per chi si sente a disagio e si interroga su di sè? Perchè non viene ascoltato?
Penso a Luca di Tolve, i cui video si possono trovare su you tube; e a tanti altri. Al loro coraggio presto fiducia: li vedo sinceri.
Il sesso è simbolico, sempre: ma il "mondo gay" di questo non si interessa. Nessun approfondimento, nessuna riflessione.
Ne ho viste tante, di infelicità: e la reazione del "mondo gay" alla canzone di Povia, violenta fino alla minaccia diretta, mi conferma in quanto ho pensato. Chi non gradisse la proprie pulsioni omosessuali (perchè non avrebbe diritto di trovarle sgradite?), chi non trovasse soddisfacenti le risposte del "mondo gay" (perchè dovrebbe trovarle indiscutibili e perfette?), chi non amasse le saune gay più di se stesso (perchè non dovrebbe trovarsi in difficoltà, essendo alla ricerca di altro al di là del sesso immediato?), chi cercasse di leggersi diversamente da come l'ortodossia "gay" impone, verrebbe (e viene) considerato indegno e sbagliato, immeritevole non solo della possibilità di parlare, ma della vita stessa (basta vedere quanto scrivono su Luca di Tolve i blog "gay" accreditati).
Credo che il "mondo gay" sia ben più ampio e variegato di quello che le sue istituzioni ufficiali vogliono far credere, e che non rappresenti se non in minima parte le persone omosessuali - ognuna con la sua storia, la sua sensibilità, le sue scelte e le sue difficoltà. Credo che il "mondo gay" ufficiale umili molti omosessuali, appiattendoli a un modello preconfezionato. E fraintenda in larga parte non solo il sesso, ma la natura umana.
E poi, a prescindere dal riferimento alla Chiesa (per me, del resto, imprescindibile): perchè un uomo che vive come "eterosessuale" può (e deve!) scoprirsi omosessuale e agire di conseguenza, mentre un uomo che vive come "omosessuale" non può (e nno deve) scoprirsi eteresessuale, e se ciò accadesse sta semplicemente sbagliando?
Cosa c'è di laico, di democratico e di libertario negli sberleffi a Povia, nella richiesta di censura, nella minaccia di boicottaggio, nel rifiuto di qualsiasi dialogo e confronto, nel fondare gruppi su facebook dal titolo "aboliamo Povia"? Cosa c'è di laico nel chiedere il rispristino del reato di opinione, ben presente nel codice penale fascista?
9 commenti:
Ne discutevamo ultimamente anche là da me.
Il fatto è questo, credo: vero è che pare ridicolo ostinarsi a vedere nell'omosessualità una condizione ontologica dell'individuo, dàto che i gusti -anche sessuali- dipendono in gran parte dalle esperienze, e come le esperienze stesse (lo insegna anche la canzone stessa, no?) sono mutevoli. D'altro canto, TUTTE le espressioni della persona sono frutto ANCHE del proprio vissuto, e non solo il gusto sessuale: di conseguenza, sottolineare -come fa la canzone di Povia- la pregnanza della cosa circa il gusto sessuale, è una mistificazione della realtà che denòta nel migliore dei casi ingenuità, e nel peggiore dei casi malafede. Alla luce del tipo di esibizione proposta dal cantante, comprensiva di cartellonistica del genere "ognuno difende la sua verità", personalmente òpto per la seconda ipòtesi.
Detto questo, trovo ridicola una proposta cone quella della Concia, che pretenda di far evolvere il senso civico degli italiani a colpi di limitazioni alla libertà d'espressione. Pace e bene a tutti.
"E' la stessa cosa che chiede a chi si percepisce come "eterosessuale", nulla di più nulla di meno."
Quando leggerò "All'adolescente che si sente attratto da esperienze eterosessuali, il "mondo etero" propone certezze granitiche e unidirezionali su un'identità assoluta e indubitabile, assieme a un circuito di saune, bar, discoteche, viaggi, ritrovi e circoli. Nessuna discussione è ammessa", allora prenderò sul serio un post di questo genere. Così com'è non lo si può prendere sul serio, ma certo non manca di onestà: da qualche parte, nelle pieghe, ammette che essere omosessuale è "meno bene" che essere eterosessuale, e, una volta aperta questa breccia, passi pure l'indegna schifezza che ha fatto Povia e passi pure la lettura "è una storia, forse che non può raccontarla?" che quando va bene è ingenua e quando va male è ipocrita.
Viene da pensare che sia ora di allontanarsi anche dal sagrato.
Non mi è chiaro il principio in base al quale un commento viene giudicato impubblicabile dal moderatore.
Jacopo
caro jacopo, non è che avessi censurato il tuo commento, semplicemente non l'avevo visto! (non apro il blog nè la mail tutti i giorni... devo anche lavorare ad altro!)
Grazie, comunque, anche della protesta!
un saluto
lorenzo
Scusa, Jacopo, un'ultima cosa: io vorrei che ognuno fosse libero di vivere come meglio crede, senza essere giudicato male per le sue scelte legittime, libere e private. Nei confronti del ragazzo che sente pulsioni omosessuali, il "mondo etero" agisce spesso male quanto il "mondo gay": manca una comprensione profonda, e gli si parla con paura anzichè con amore. non dico che essere omosessuale sia meno bene che essere eterosessuale: dico che molte omosessualità angoscianti per chi le vive nascono da letture inadeguate, alle quali contribuisce molto il "mondo gay" - senza per questo che sia assolto il "mondo etero": i suoi errori, a mio parere, sono speculari.
scusa se non sono riuscito ad essere chiaro su questo, ma la mia attenzione andava al mondo gay, alle sue certezze che non lasciano spazio ad altro che a se stesse(come le certezze del "mondo etero", che ho trascurato di mettere in discussione).
Ti ringrazio della risposta, Lorenzo, e vado a leggermi il nuovo post.
Penso di avere ancora qualcosa da dire, ma voglio essere sicuro di prendere le mosse dalle tue parole cercando di dar loro il senso che hanno e non quello di cui possono essere caricate dal contesto sociale.
Jacopo
Riporto, finalmente, quanto detto altrove, scusandomi del ritardo ma anche io ho tempi stretti. :)
E' vero che il potenziale rivelatorio della narrativa e della poesia (e della canzone) rispetto alla filosofia e alla scienza (e al mito) sta esattamente in questa possibilità di non essere tenuta a essere rappresentativa della realtà generale.
Ma è anche vero che una canzone, esattamente come un romanzo o un mito, ha un valore fondativo: fa cultura nel senso che tesse le trame sottese all'ideologia di un popolo. C'è una responsabilità in questo, e se non vuoi far passare un messaggio come una verità universale ma misconosciuta ("Voi non lo sapete ma l'omosessualità è una malattia e si può guarire"), e invece vuoi che passi come una cosa che nell'ambito del possibile può pure capitare ("Oh, mio cugino una volta era gay"), allora devi segnalarlo; altrimenti i casi sono due: o sei del tutto inconsapevole di ciò che stai facendo; o sei in mala fede, sei un ipocrita.
In più c'è una domanda che sorge:perché tra le tante storie che avresti potuto raccontare hai voluto raccontare proprio quella? Perché è inveitabile che l'intenzione sia una spinta in più, e va a caricare la possibilità che tu mi stia dicendo quella che ritieni una verità universale misconosciuta (dato che non mi hai segnalato né la finzione, per esempio, di un io-narrante fascista che giustificherebbe, narrativamente, l'esposizione di un punto di vista ideologico, né hai segnalato la singolarità del caso): cosa penseremmo di una canzone su un nero che si sbianca la pelle o su una donna che decide di darsi ai fornelli? Non diremmo: sì, ok, tu puoi raccontare quello che vuoi, ma perché hai voluto raccontare questo? La scelta di un tema è già qualcosa.
Senza contare che Povia ha alzato cartelli e ha rilasciato dichiarazioni allucinate. E allora in merito a lui e a chi lo difende o difende la sua canzone sostenendo che sarebbe "un punto di vista" (non a chi difende il suo diritto di cantare quello che vuole, per quello mi metto in prima fila) non posso che dire che la cosa peggiore di tutto ciò è l'ipocrisia di questo paese che sta sviluppando una delle sue già ben note doti, la furbizia, nel riuscire a dire senza dirle ma invece facendo l'occhiolino le stesse cose che qualsiasi naziskin sostiene senza problema.
E senza contare, oltre questo, i sintomi di relativismo manifestati da Povia che alza il cartello "ognuno difende la sua verità" (o addirittura "ci prendiamo troppo sul serio"), e solo prendendo in considerazione, in questa sede, la chiara portata ideologica, totalizzante, di quel cartello: togliendo il "sua", insomma, e tenendo "verità".
Troppi segnali e troppo espliciti perché il garantismo e la buona fede non facciano a botte, in questo specifico caso, con l'onestà intellettuale dell'osservatore.
Il mondo è senz'altro più variegato di quanto non si veda, tutta via questo non significa che ci sia un mondo gay che possa appoggiare le idee di Povia o di chi come lei vede per un gay la via della salvezza nell'eterosessualità. Ci sono gay che non stanno bene con la loro omosessualità, ma no conosco etero che non stiano bene con la loro eterosessualità perché? lei risponde a questa domanda probabilmente sostenente che la vera natura di questi omosessuali in realtà è eterosessualità da cui si sono allontanti per problemi psicologici che devono rispondere, io sostengo che invece omo ed eterosessualità e anche bi, sono sullo stesso piano, e il motivo per cui non esistono eterosessuali a disagio col proprio orientamento e invece omosessuali, sì, è perché la società ci insegna fin da piccoli che il mondo deve essere per forza in tale chiave, ed è anche per questo che ritengo che un ragazzo che si sente gay ma no si sente a disagio non è un eterosessuale confuso, ma semplicemente un gay che fatica ad accettarsi, anche perché in un mondo che ti proprio solo un modello eterosessuale come vincente, preferibile e accettabile, non ci sono plausibili motivo per i quali in un ragazzo etero si debbano adombrare orientamenti a lui alieni essendo giù il rifiuto psicologico il più grosso deterrente di questi, mentre un ragazzo intimamente gay, ma che però è cresciuto in un ambiente che fin da piccolo lo ha tirato su inculcandogli soltanto che l'eterosessualità è la cosa giusta, è comprensibile lo stato di smarrimento tra educazione impartita e la naturalità del suo sentimento, che però entra in contrasto con la prima.
Ecco perché se un gay va aiutato e nell'accettare la sua omosessualità e non nel seguire un delirio di adattamento a un modello dominante dettato soltanto dalla paura. Dietro tutti questi falsi discorsi che fa lei del conoscono gay che sono brava gente ma altri con si accettano e quindi bisogna dargli la possibilità di cambiare c'è solo un'immensa ipocrisia che le impedisce di dire apertamente che pensa che gay effettivamente sia meno bene che essere etero.
james
caro james,
scusi tanto, ma non vedo che cosa io non abbia detto apertamente! Inoltre, non ho detto che la via di salvezza per chi si vive come gay sia l'eterosessualità: sono convinto, invece, che molte persone si leggano così per errore, e che avrebbero potuto leggersi diversamente se avessero diversamente interpretato le proprie esperienze, senza con ciò mettere in discussione che la loro lettura sia legittima, e che abbiano il sacrosanto diritto di leggersi come ritengono opportuno, e che ciò vada assolutamente rispettato. Ce l'ho un po' con la cultura gay, questo sì: mi sembra, in molti aspetti, più dogmatica e intollerante di coloro a cui si oppone.
Quanto al meglio e al peggio, io non credo che esistano tre nature umane, una etero, una gay e una bisex; credo piuttosto che una persona interpreti se stessa e le proprie emozioni (e non si tratta semplicemente di "sesso" spicciolo, ma di affettività a tutto tondo), nell'unicità della propria vita, all'interno dell'unica natura umana che tutti ci accomuna e che si modula diversamente in ognuno. Non credo a un'identità ontologica indubitabile e indiscutibile: omo, gay o etero - no, non ci credo assolutamente.
Ci sto studiando, riflettendo e scrivendo sopra (insegno simbologia del corpo in una scuola di specializzazione), e spero che riuscirò a spiegarmi bene per iscritto, con lo spazio necessario a disposizione - a partire dalla simbologia del corpo, per arrivare alla simbologia del desiderio.
E spero che questa discussione non si fermi qui, anche se non è piacevole sentirsi dare dell'ipocrita per nulla (scusa, ma non mi sembra una cosa poi molto gentile...). Non ho mai cercato di convertire nessuno all'eterosessualità! Vorrei solo che vivessimo con un po' più di felicità nell'anima.
un caro saluto
lorenzo gobbi
Posta un commento