05 maggio 2008

FUMO ALLA FRONTIERA di P.Paolo Gobbi

D. Lifschitz, Idoli

Poteva accadere anche a me. Ho smesso di fumare da tanti anni e alla domanda “hai una sigaretta?” avrei risposto anch’io di “no”, come lui. E’ morto questa sera Nicola, il ragazzo di Verona, la mia città, che qualche giorno fa in centro ha incontrato cinque ragazzi che l’hanno pestato a morte dopo il rifiuto di dare una sigaretta.
Tre ragazzi sono già stati arrestati, sono simpatizzanti di estrema destra che già in passato avevano dato problemi alle forze dell'ordine per episodi simili e che l’anno scorso hanno pestato un militante di alleanza nazionale. Sono stati individuati anche gli ultimi due giovani , che ora si trovano all'estero.
Per tanti uomini e donne il fumo di una sigaretta attraversa leggero lo spazio di una conversazione, rallegra un’amicizia, un incontro. Nicola vi ha trovato la morte.
Su alcuni giornali, soprattutto di sinistra, è iniziata l’interpretazione “politica” del fatto: Verona leghista è il brodo di cultura delle bande neofasciste e di un clima ostile al “diverso” in generale. Tesi che stasera la Rai a “Chi l’ha visto”, in diretta da Verona, ha rilanciato attraverso il “sapiente” lavoro dell’inviato, con il tentativo di riequilibrio della conduttrice in collegamento con il Sindaco.
A nulla valgono tutte le ricerche sul mondo giovanile, sulle bande di opposti colori, sulla divisone del territorio. A nulla vale chiamare il male con il suo nome e con il loro nome questi ragazzi: vigliacchi e delinquenti. No, occorre cogliere l’occasione per prendersi la “rivincita” politica. Pazienza. Conforta che tutte le forze politiche, meno i comunisti italiani, abbiano sottoscritto l’impegno a una veglia silenziosa giovedì sera.

Giovedì si apre anche la Fiera del libro di Torino, quest’anno dedicata ad Israele. Nei siti e nei blog della sinistra antagonista e anarchica si leggono appelli al boicottaggio e alla contestazione. Il primo maggio in piazza a Torino alcuni manifestanti "filopalestinesi" hanno dato fuoco alle bandiere di Israele e a quella statunitense.
E’ un bruttissimo fumo anche questo, quello che si alza dalle bandiere di Israele bruciate e forse, per chi rifugge la superficialità o l’ideologia, non è così estraneo e lontano dal fumo di sigaretta dei ragazzi di destra di Verona.
Io non so se riuscirò ad andare a Torino ma vorrei proporre a tutti di acquistare giovedì il quotidiano “il Riformista”, che uscirà avvolto dalla bandiera israeliana. E’ un segno, perché il fumo non si alzi mai più per la morte, ne per Israele né per altri popoli e persone.

Spengo la lampada ad olio che accendo sempre la sera, quando lavoro un poco al tavolo. Si alza un leggero fumo che prestissimo svanisce lasciando un leggero aroma nell’aria.
Mi vengono alla mente le parole di Locke: “Il nostro spirito è come una candela che noi abbiamo davanti agli occhi, e che diffonde luce sufficiente a illuminarci in tutte le nostre faccende”. Non so se davvero è così, tenderei a dire di “no, non è così”,che ogni pretesa di autosufficienza nella storia del 900 ha già prodotto ampi danni all'uomo, intossicandolo con fumi inebrianti e vani come idoli. I fumi delle ideologie rosse e nere, del nichilismo, dell'onnipotenza scientista, della religione "contro" gli altri; i fumi delle pretese di piegare "il legno storto dell'umanità" alle proprie verità; dell'annientamento dell' altro, che rimane mai compreso totalmente proprio perchè "altro".
C’è uno spazio e un senso di noi, degli altri, del male, di Dio, che non conosciamo e non controlliamo, eppure dobbiamo custodirlo e vigilarlo questo spazio, come un fratello; custodirlo anche se lo crediamo vuoto o leggero come il fumo di una candela. Custodirlo per la possibilità di una presenza, un incontro, uno stupore, una luce. Custodirlo perchè viva. E' forse questa la "frontiera spoglia", possibile anche tra chi dice di credere e chi dice di non credere, tra destra e sinistra, tra israeliani e filopalestinesi, qui dove più della radice "conta il dono".
Ne parla un poeta, Roberto Carifi, nella raccolta “Il gelo e la luce”. E' il gelo che ci abita tutti e ci raggiunge anche senza che lo vogliamo. Sono il calore e la luce che occorre desiderare per scorgerli negli altri.

Quanto vale una poesia? Come un filo di fumo? Come un dono, una luce?

E’ per Nicola, per i suoi assassini, per Israele, per chi ne brucia le bandiere, e per noi.

“Magari cadessero in ginocchio
E si sfiorassero le mani,
senza contesa
uno si abbandonasse all’altro
e un volto deciso alla pietà
li radunasse dove non c’è radice,
dove conta soltanto il dono.
Magari fiorisse la frontiera spoglia
E per ogni bandiera ammainata
Sventolassero scialli di madri sui pennoni
E la neve tardiva si sciogliesse
Come gli occhi si sciolgono al perdono
”.

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