L'attenzione Nuova
20 settembre 2011
11 febbraio 2011
UNA MINACCIA CHE VIENE DA LONTANO...
Lettera ai reggitori dei popoli
di San Francesco d'Assisi (Patrono d'Italia)
(Fonti francescane, 210-213)
(Fonti francescane, 210-213)
A tutti i potestà e consoli, magistrati e reggitori ovunque, e a tutti coloro a cui giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo nel Signore Dio, piccolo e disprezzato, augura salute e pace.
Ricordate e pensate che il giorno della morte si avvicina. Vi supplico allora, con rispetto per quanto posso, di non dimenticare il Signore, presi come siete dalle cure e dalle preoccupazioni del mondo.
Obbedite ai suoi comandamenti, poiché tutti quelli che dimenticano il Signore e si allontanano dalle sue leggi sono maledetti e saranno dimenticati da Lui.
E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di avere saranno loro tolte. E quanto più saranno sapienti e potenti in questo mondo, tanto più dovranno patire le pene dell'inferno.
Perciò vi consiglio, signori miei, di mettere da parte ogni cura e preoccupazione e di ricevere devotamente la comunione del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria.
E dovete dare al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera un banditore proclami o altro segno annunci che siano rese lodi e grazie all'Onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. E se non farete questo, sappiate che voi dovete rendere ragione al Signore Dio vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio.
Coloro che porteranno con sé questa lettera e la osserveranno, sappiano che sono benedetti dal Signore .
Il Signore vi benedica e vi custodisca. Mostri a voi il suo Volto e abbia misericordia di voi. Volga a voi il Suo sguardo e vi dia pace. Il Signora vi benedica.
10 febbraio 2011
IL SILENZIO DEGLI ORANTI
"Mentre gli empi si aggirano per il paese, emergono i peggiori tra gli uomini": non aveva dubbi, il salmista - e nemmeno peli sulla lingua.
Sono in tanti, in questi giorni, a non dire nulla - non, almeno, a microfoni o a tastiere del pc, non davanti a telecamere né in prossimità delle macchine da stampa. Preferiscono dire a Dio, nell'intimità della propria casa o di fronte a un tabernacolo.
Per il resto, parlano con la vita quotidiana - la dignità del lavoro ben fatto, ad esempio, anche nella precarietà, nella tensione che attraversa sempre più gli ambienti di lavoro; la pazienza nel cercare di parcheggiare in modo da non coprire un passaggio pedonale o la discesa del marciapiede che un anziano o un disabile potrebbero utilizzare; la gentilezza nel chiedere un caffé o un giornale; l'accortezza di usare la propria scheda per le fotocopie, quella che si ricarica con i soldi propri, al posto di quella di servizio quando fanno anche solo due fotocopie a uso personale; il lasciar cadere una piccola offesa, il non rispondere per le rime a una piccola sgarberia; l'osservare le regole degli ambienti in cui si trovano, chiedendo il giusto ma senza pretendere un trattamento di favore; e altre cosette trascurabili, che messe tutte insieme fanno davvero una novità di vita rivoluzionaria.
"Le buone maniere - diceva San Filippo Neri - sono il principio della santità": difficile dargli torto, anche se oggi si tratta di ben più che di buone maniere.
Gli oranti sono molti, più di quanto si creda. Oggi, nel nostro Paese, davvero "sono scosse le fondamenta della terra" - sono perturbate le radici del vivere civile: il senso diffuso del bene e del giusto, la stima della vita, il riconoscimento della dignità dell'altro, la solidarietà e l'appartenenza, la reciprocità. Sono corrose le radici della vita personale: il sentirsi creature, l'accettazione del divenire che ci trasforma, la capacità di condividerlo e di amarlo, la ricerca dell'intimità dell'affetto, il desiderio di riconciliazione profonda - ciò che ci muove è tutt'altro, e ne siamo manipolati.
Si tratta, a livello personale, di "rinascere dall'alto", e urgentemente: a questo si dedicano gli oranti, perchè a questo si sentono chiamati - sapendo che "il principe di questo mondo è già stato giudicato", e senza appello.
Non servirà a nulla? Chi l'ha detto? L'aria la respiriamo tutti, diceva Umberto Bellintani: questo bisogna saper fare.
18 dicembre 2010
Dalla parte dell'albergatore
Non tutti, forse, leggono il settimanale "Verona Fedele": peccato... E' uscito ieri un articolo (mio) che mi piace proporre anche qui. Di altro, non c'è molto da dire.
(immagine: Tramonto su Betlemme, fotografia di Talia Casu)
L’albergatore di Betlemme, forse, era un po’ in difficoltà, in quei giorni. Il censimento aveva portato molti viaggiatori dalle sue parti: uomini soli, o accompagnati da figli adulti, che tornavano al paesello d’origine per obbedire alla richiesta dell’imperatore, così desideroso di contarli… né lui né i suoi ospiti erano certo di buon umore: viaggiare nella stagione umida, si sa, non mette allegria; tante richieste di alloggio, se permettevano un guadagno maggiore del solito, ponevano problemi e difficoltà che l’albergatore avrebbe evitato volentieri, abituato com’era ad accontentarsi del solito guadagno. E poi, Dio era stato chiaro con Abramo: “guarda le stelle, contale se ci riesci… prova a contare i granelli di sabbia sulla riva del mare… così sarà la tua discendenza: non potrà essere contata” – e ora, ecco: i Romani ci contano, famiglia per famiglia, con scrupolosa esattezza, come si fa con le pecore e le capre prima di venderle o di macellarle. Gli invasori non solo calpestano la Terra promessa, ma contano uno per uno i figli di Abramo! Dio ci ha abbandonati fino a questo punto?
Quel falegname con la moglie quasi partoriente non poteva attrarre la sua simpatia: l’albergo era già pieno, e ci mancava solo un parto in piena notte! Gli ospiti erano già abbastanza stanchi, provati dal viaggio e dall’ansia, umiliati dalla registrazione appena resa o da rendere agli ufficiali romani, avviliti dagli stessi pensieri mentre recitavano a gruppi le preghiere della sera. Se non c’è posto – avrà detto a Giuseppe - è inutile insistere: io capisco te, tu cerca di capire me. Lo so, lo vedo che tua moglie è incinta, ma io che posso farci? Mica li fabbrico, io, i letti! E stanze non ne ho più: lo vedi anche tu, sii ragionevole! Porta pazienza, non posso farci nulla! Sono brutti tempi, fratello, lo sai anche tu: sembra che Dio ci abbia abbandonato, questi romani sono peggio dei babilonesi… saranno stati i nostri peccati, chi può dirlo? Va’ in pace, fratello, capiscimi: Dio ti aiuterà.
Aveva le sue ragioni, l’albergatore: era un brav’uomo, e faceva il suo lavoro. Non era cattivo, né malintenzionato. Il suo cuore era pesante, la sua fede vacillava; la vita civile lo preoccupava; era stanco, affannato, confuso; accoglieva gli ospiti con professionalità, ma proprio non l’aveva una stanza appartata dove una donna potesse partorire come si deve. Non possiamo fare di lui l’icona della grettezza e della cattiveria, perché né l’una né l’altra gli appartenevano. Era solo affaticato, l’albergatore: oppresso, scoraggiato. Non è una colpa esserlo – a volte, non è possibile evitarlo, e si hanno tutte le ragioni per ritrovarsi a gemere nello sconforto.
Chi bussava alla sua porta, raggomitolato su di sé nel grembo della Madre, era colui che avrebbe detto: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò”; colui del quale era stato detto: “non spezzerà la canna incrinata né spegnerà una lucerna fumigante”. L’avesse accolto, come ne sarebbe stato ripagato! Quell’affanno in più, quel nuovo pensiero – una partoriente! proprio adesso! con tutto quel che ho già da fare! in tempi come questi! – l’avrebbe riportato a se stesso e alla sua fede, consolato, rallegrato: gli angeli avrebbero cantato sopra la sua casa, e lui li avrebbe uditi; i Magi sarebbero venuti ad adorare il Bambino nel suo albergo; avrebbe avuto la certezza delle promesse di Dio, e avrebbe visto la salvezza “preparata da Dio davanti a tutti i popoli” (romani compresi…).
Giuseppe, possiamo immaginarlo, non ha insistito: ne ha avuto compassione ed è andato a cercare un altro luogo. Non lo ha rimproverato, meno che mai lo ha condannato nel suo cuore: era solo un uomo stanco, umiliato, deluso, sfiduciato; faticava e temeva, e non senza ragione. Per lui, Gesù stava per nascere: per lui e per la sua comprensibile stanchezza - per la sua onesta sfiducia. Questo contava: che Gesù nascesse, perché una nuova era iniziasse anche e soprattutto per l’albergatore. “I ciechi vedono, i sordi odono, gli zoppi camminano”, dirà Gesù ai discepoli di Giovanni. Potremmo aggiungere, parafrasando liberamente: e noi albergatori, un giorno dopo l’altro, pur faticando e temendo come solo noi sappiamo fare, impariamo finalmente a confidare in Dio – in Lui che ci trasforma a poco a poco, e viene ad abitare a casa nostra.
08 novembre 2010
QUEL LAIDO EPITAFFIO E IL DESIDERIO DI BENE
http://www.avvenire.it/Commenti/Quel+laido+epitaffio+e+il+desiderio+di+bene_201011060822384300000.htm
E' esattamente quello che voglio dire io! E lasciamo "che i morti seppelliscano i loro morti"...
04 novembre 2010
UNA DOMANDA CHE MI FACCIO ANCH'IO
Date un'occhiata a questo articolo di Flavia Amabile su "La Stampa" (noto quotidiano comunista dell'Associazione Industriali e della famiglia Agnelli, tradizionalmente stalinisti):
02 novembre 2010
DIFENDERE L'INDIFENDIBILE, SDOGANARE L'INAMMISSIBILE
C'E' UN LIMITE? NO, ASSOLUTAMENTE!
Sottrarre una minorenne alla magistratura è un atto di solidarietà, di umanità: liberarla dalle mani dei questurini, un gesto dovuto, di cui vantarsi. Nessuno è più pericoloso, per una diciassettenne straniera, dei poliziotti e dei magistrati: chissà cosa le avrebbero fatto!
Dire a un commissario di polizia che una ragazzina straniera fuggita da una comunità di affido per minori, con una denuncia di scomparsa, è la nipote del presidente egiziano, non è mentire: è aiutarla. E poi, da quando si deve dire la verità ai magistrati? E collaborare con gli sbirri? Ma quando mai?
Aiutare una ragazza sedicenne è presentarle Lele Mora e Fabrizio Corona, portarla ad abitare con una escort, farla ballare sul cubo nelle feste vip, farla cenare con politici e uomini di spettacolo, farla girare mezza nuda là dove c'è la gente che conta: beata lei, che ha avuto questo aiuto! L'avesse avuto mia figlia! beata lei!
Pagare una diciassettenne per qualche sorriso (speriamo, non di più - ma, anche fosse, va bene lo stesso, anzi...) è amare le donne, essere appassionato e galante. Che male c'è?
E comunque, meglio questo (codice penale a parte, scritto dai soliti moralisti) che essere gay.
Chi va con una prostituta commette reato se paga 50 euro e va dietro una siepe (legge del governo in carica e campagna del Ministro delle Pari opportunità, condivisa dalla Lega a livello locale con sanzioni pesantissime); compie una cosa meritoria, buona e giusta, invece, se ne paga 5.000 e va in un albergo o nella propria villa; la donna da 50 euro deve andare in galera, quella da 5.000 va in TV e magari in qualche istituzione pubblica (via elezioni); quella da 50 euro è una troia, l'altra è una escort, cioè ben più che una signora, a dir la verità (almeno, lei ha il coraggio di fare quello che le altre non hanno il coraggio di fare, ma che farebbero se appena potessero). Se è minorenne, poi... un bocconcino! (Alla faccia dei soliti magistrati moralisti che, se gli sbirri ti beccano, ti danno 8 anni di galera anche se lei ti aveva detto espressamente di avere diciott'anni...)
A tutti gli uomini piace farsi le quindicenni, le sedicenni e le diciassettenni: chi lo nega è un disonesto, e chi non lo fa è un vile o è un pezzente, perché non se lo può permettere.
Tutte le donne, dai quindici anni in su, la danno volentieri a chi paga bene. Sono solo le disoneste che non lo ammettono.
Nessuno è tenuto a scusarsi di qualcosa, meno che mai se è stato eletto dalla fiducia di milioni di persone.
Chi ha la fiducia di milioni di persone e ricopre un ruolo pubblico a livello nazionale e internazionale, non è tenuto ad alcuna dignità né decoro: le sue vicende private sono solo sue, e può fare quello che vuole. Diciamolo chiaro: la gnocca è tutto, la donna è nulla (se non coincide interamente con la gnocca, e non è di alta qualità). Dispiace solo alle brutte, alle beghine e alle bigotte (che, a ben guardare, neanche sono donne...).
ECCO COSA E' STATO SDOGANATO! ECCO COSA VIENE DIFESO!
SONO ASSIOMI, A PRESCINDERE DALLE PERSONE A CUI SI RIFERISCONO IN QUESTI GIORNI, CHE DA QUALCHE TEMPO VENGONO AFFERMATI COME CERTI, ONESTI, CONDIVISIBILI E RAGIONEVOLI.
SONO ASSIOMI, A PRESCINDERE DALLE PERSONE A CUI SI RIFERISCONO IN QUESTI GIORNI, CHE DA QUALCHE TEMPO VENGONO AFFERMATI COME CERTI, ONESTI, CONDIVISIBILI E RAGIONEVOLI.
MA SIAMO IMPAZZITI??????
31 ottobre 2010
30 ottobre 2010
PIU' CHIARO DI COSI'...
Leggo spesso "Il Giornale", e soprattutto i commenti dei lettori: cerco di capire il loro punto di vista, con simpatia umana e curiosità vera, senza pregiudizi - a volte (molte volte), però, resto esterrefatto. Eccone uno molto significativo, di qualche ora fa soltanto.
Non mi permetto di contraddire le valutazioni generali di Snoopy59 sul Presidente del Consiglio, meno che mai quelle sulla magistratura, pur non condividendone una sola sillaba.
Vorrei richiamare l'attenzione, piuttosto, su quel "beato lui che può permetterselo" e sull'idea che chi non s'impegna a sedurre quindicenni e non approva che altri lo facciano, meno che mai col denaro, in tarda età e serialmente, parla soltanto "per invidia", essendo o un "impotente" o un "depravato matricolato", in quanto si sa che le "giovani donne... a chi non piacciono?", cioè che piacciono a tutti - e che tutti le fanno, le "porcate" (almeno, le fanno i "beati" che possono "permetterselo").
Se questi sono i valori condivisi dalla nostra società, non so cosa dire, se non che io non li condividerò mai.
Dico così perché la difesa nei confronti del Presidente del Consiglio da parte di chi dice di volergli bene, come Snoopy59, non è impostata sulla protesta di innocenza ("le cose non sono come sembrano... non lo farebbe mai... è una montatura... non è vero..."), e neanche sulla presunzione di innocenza che dev'essere riconosciuta sempre e comunque ("aspettiamo... spiegherà... farà chiarezza e vedrete che non ha fatto ciò di cui lo accusano"), ma sulla certezza della colpevolezza accompagnata dall'affermazione della liceità, per lui (non per altri? sì, anche per altri, ma a determinate condizioni di tipo economico) di ciò che viene rimproverato al premier. E' Snoopy59 ad essere certo che al Presidente del Consiglio "piacciono le donne giovani", ma non trova nulla da eccepire su ciò; piuttosto, è contento per lui, che "se lo può permettere" (e il fatto che un ultra-settantenne possa soddisfare il proprio desiderio di "donne giovani" soltanto "potendoselo permettere" dovrebbe già dare qualche indicazione, se non altro, sul fatto che non si tratta di un desiderio di cui andare fieri...).
E' inoltre certo che, se si è onesti con se stessi, non si può che ammettere di avere gli stessi desideri, nel rammarico per il fatto di non poterli soddisfare a causa di penuria di quattrini; e che gli italiani si dividano in due categorie: gli invidiosi, che fanno per questo i "falsi moralisti", e gli onesti veri, che non invidiano chi può soddisfare un desiderio che considerano lecito e largamente condiviso (neanche se a loro non è concesso), condannato dal perbenismo e dall'ipocrisia dei "falsi moralisti" solo quando si tratta del Presidente del Consiglio (anche dal codice penale, e molto severamente, quando si tratta di chiunque - ma questo al lettore non importa).
Una giovane donna, del resto, diciamoci la verità: la si può comprare, la si compra - o no? Conoscete un altro modo di "amarle", le donne? Sono lì per questo, e ne sanno approfittare...
Far entrare una ragazza nel mondo delle feste vip, farla ballare sul cubo nelle discoteche che contano, farla entrare in contatto con ricchi e potenti è aiutarla sul serio - altro che metterla in comunità e farle seguire un corso biennale per parrucchiera...
Non sono convinto, però, che questi valori siano poi così diffusi, che siano davvero i valori della totalità dei miei concittadini - mi sono illuso tante volte, perché non illudermi ancora? Magari, stavolta l'Italia risorge davvero... e non solo in politica.
Ma leggiamo Snoopy59 (traggo questo testo, integralmente - mi permetto solo di colorarlo in blu e di modificare la dimensione del corpo, da Garamond 13,5 a Garamond 12, oltre a evidenziare col grassetto il passo che ho citato sopra - dal sito www.ilgiornale.it, in data odierna):
#70 Snoopy59 (324) - lettore



Dico così perché la difesa nei confronti del Presidente del Consiglio da parte di chi dice di volergli bene, come Snoopy59, non è impostata sulla protesta di innocenza ("le cose non sono come sembrano... non lo farebbe mai... è una montatura... non è vero..."), e neanche sulla presunzione di innocenza che dev'essere riconosciuta sempre e comunque ("aspettiamo... spiegherà... farà chiarezza e vedrete che non ha fatto ciò di cui lo accusano"), ma sulla certezza della colpevolezza accompagnata dall'affermazione della liceità, per lui (non per altri? sì, anche per altri, ma a determinate condizioni di tipo economico) di ciò che viene rimproverato al premier. E' Snoopy59 ad essere certo che al Presidente del Consiglio "piacciono le donne giovani", ma non trova nulla da eccepire su ciò; piuttosto, è contento per lui, che "se lo può permettere" (e il fatto che un ultra-settantenne possa soddisfare il proprio desiderio di "donne giovani" soltanto "potendoselo permettere" dovrebbe già dare qualche indicazione, se non altro, sul fatto che non si tratta di un desiderio di cui andare fieri...).
E' inoltre certo che, se si è onesti con se stessi, non si può che ammettere di avere gli stessi desideri, nel rammarico per il fatto di non poterli soddisfare a causa di penuria di quattrini; e che gli italiani si dividano in due categorie: gli invidiosi, che fanno per questo i "falsi moralisti", e gli onesti veri, che non invidiano chi può soddisfare un desiderio che considerano lecito e largamente condiviso (neanche se a loro non è concesso), condannato dal perbenismo e dall'ipocrisia dei "falsi moralisti" solo quando si tratta del Presidente del Consiglio (anche dal codice penale, e molto severamente, quando si tratta di chiunque - ma questo al lettore non importa).
Una giovane donna, del resto, diciamoci la verità: la si può comprare, la si compra - o no? Conoscete un altro modo di "amarle", le donne? Sono lì per questo, e ne sanno approfittare...
Far entrare una ragazza nel mondo delle feste vip, farla ballare sul cubo nelle discoteche che contano, farla entrare in contatto con ricchi e potenti è aiutarla sul serio - altro che metterla in comunità e farle seguire un corso biennale per parrucchiera...
Non sono convinto, però, che questi valori siano poi così diffusi, che siano davvero i valori della totalità dei miei concittadini - mi sono illuso tante volte, perché non illudermi ancora? Magari, stavolta l'Italia risorge davvero... e non solo in politica.
Ma leggiamo Snoopy59 (traggo questo testo, integralmente - mi permetto solo di colorarlo in blu e di modificare la dimensione del corpo, da Garamond 13,5 a Garamond 12, oltre a evidenziare col grassetto il passo che ho citato sopra - dal sito www.ilgiornale.it, in data odierna):
#70 Snoopy59 (324) - lettore




il 30.10.10 alle ore 12:40 scrive:
Meglio stare alla larga da certa magistratura. Qualche magistrato, che col comune cittadino, gonfia il petto e in tono minaccioso sbraita: "Lei non sa chi sono io?" (mi è capitato personalmente in una disputa dove la ragione era mia), o per viltà o per denaro protegge personaggi mafiosi e camorristici. Berlusconi, forse non sempre, per la maggior parte delle volte ha ragione. Voglio bene a Silvio perchè oltre per le sue capacità risulta essere una persona leale e non ipocrita a differenza della maggior parte dei suoi così detti colleghi parlamentari. Chi lo accusa di essere uno sciupa femmine lo fa per invidia poichè la maggior parte dei suoi denigratori o sono impotenti o dei depravati matricolati che per fare le loro porcate si aiutano con generose sniffate di cocaina. A silvio piaccione le giovani donne...chiedo: a chi non piacciono? Beato lui che può permetteselo. A tutti i falsi moralisti dico con convinzione di andare a quel paese e di restarci fino all'ultimo loro respiro.
28 ottobre 2010
26 ottobre 2010
SENZA AGGIUNTA DI PAROLE
Ancora: non è questione di destra e di sinistra, basta ridurre tutto a questa ridicola contrapposizione!
E' questione, nel video che "embeddo", di una realtà inafferrabile, mitologica, oggetto di favole contraddittorie, screditata e sospetta: l'onestà.
Milena Gabanelli racconta la storia di un imprenditore onesto, morto suicida in Brianza per non far parte di un sistema di corruzione esteso e capillare. Tutto qui.
Ci hanno quasi convinti: l'onestà è un bluff, vivere onestamente non si può e gli onesti non esistono, anzi: sono i peggiori di tutti. Sono e si dichiarano onesti perché sanno di essere codardi: vorrebbero ma non possono, oppure non hanno il coraggio, e allora mostrano una finta e lacrimosa innocenza e invocano l'onestà. Sono soltanto dei vili, e si fingono onesti proprio per questo; sono invidiosi, e si scandalizzano platealmente dei forti, perché odiano di chi ha successo. "Le nostre virtù - scrisse La Roche-Focault - "sono soltanto vizi mascherati".
Ci hanno quasi convinti che è così. Quasi-quasi.
E' quel "quasi" che fa la differenza.
22 ottobre 2010
RICONOSCERE UNO SBRONZO
Non è difficile, proprio no. Riporto cose sentite e cose viste (cambio solo qualche parola qua e là, per educazione):
Uno sbronzo non è quello che parcheggia l’auto nel posto riservato ai portatori di handicap: è il passante che chiama i vigili – un invidioso, un rompicallo, uno che non sa farsi i calli propri neanche quando gli conviene.
Cosa c’entra lui? E poi, di posti per gli handicappati ce ne sono anche troppi: se uno è un handicappato vero, se ne sta a casa - o no? Se ama tanto andare in giro, così handicappato poi non è… e comunque, dicono di essere uguali a tutti gli altri, e poi il posto per loro lo vogliono, però…
Uno sbronzo non è quello che che parcheggia nel posto riservato ai residenti, entrando nella zona pedonale in retromarcia per evitare le telecamere: è il residente che deve girare 40 minuti per trovare un altro posto, e che si permette di fare un’osservazione del callo, con la sua faccia da sbronzo che somiglia al suo mulo, e magari ti va anche a chiamare gli sbirri, lo sbronzo… bruciargli la macchina, pezzo di melma!
E poi, uno che è riuscito a comprarsi l’X3 o il Qasqai ha il sacrosanto diritto di metterlo dove callo gli pare, giusto? Se no, cosa se lo compra a fare? E deve lasciare il posto alla Panda sfibrata di uno sbronzo? Solo perché c’ha il tagliandino verde sul parabrezza di melma? Ma se lo metta nel mulo, il tagliandino verde! Sbronzo!
Uno sbronzo è uno che si crede santo e puro, e rompe il callo a voce e per iscritto a chi si mette in tasca qualcosa qua e là, nella pubblica amministrazione o giù di lì - e che sarà mai? E’ solo perché lui non può, tutto qui: è solo invidia. Che gliene motte a lui? Di che s’impiccia?
Ligi alle regole, gli sbronzi: gente di melma, da spaccargli il mulo col martello pneumatico. E' gente che odia, gli sbronzi: gente che rompe il callo perché è invidiosa. Tutto lì. Le loro regole, a cui tengono tanto, servono solo a rendere la vita impossibile agli altri - di quelli che la vivono, la vita: quelli che hanno il coraggio di viverla senza lasciarsi intimidire, e che fanno, giustamente, il callo che gli pare.
Sono pure giustizialisti, gli sbronzi: un ragazzo che dà un pugno a una trota rumena rompicallo, loro lo vogliono in galera. Pezzi di melma, non lo capite che è un bravo ragazzo! Ormai, è crepata, la trota: se lui va in galera, lei resuscita? Lui non l’ha uccisa, le ha solo dato un pugno, e neanche forte, e lei se ne meritava anche due perché lo aveva provocato. Tutto lì: lui non c'entra!
Due Italie: nettamente divise. Resta da capire quali siano le proporzioni tra le due.
Viene da pensare che gli sbronzi siano ormai quattro gatti o poco più.
Peggio per loro. O no?
(Sia chiaro, a scanso di equivoci: non è questione di destra o di sinistra - sono sbronzo, non deficiente: vedo i miei simili e i miei dissimili ovunque. E della destra e della sinistra non mi importa assolutamente nulla: è una civiltà che vedo venir meno - il concetto stesso della sua possibile esistenza, anzi: persino la possibilità di credere che, un tempo, abbia potuto, almeno in parte, esistere qua e là...)
(Sia chiaro, a scanso di equivoci: non è questione di destra o di sinistra - sono sbronzo, non deficiente: vedo i miei simili e i miei dissimili ovunque. E della destra e della sinistra non mi importa assolutamente nulla: è una civiltà che vedo venir meno - il concetto stesso della sua possibile esistenza, anzi: persino la possibilità di credere che, un tempo, abbia potuto, almeno in parte, esistere qua e là...)
09 ottobre 2010
08 ottobre 2010
LO STATO LONTANO - ALTRO CHE LIBERTA'
Siamo chiari, per favore! Ritroviamo la ragione, la lucidità, la dignità, la pulizia e l'esattezza delle parole, la loro funzione di strumenti d'analisi della realtà, d'espressione della coscienza e di dialogo tra gli uomini: di relazione con il mondo e tra noi. Torniamo a parlarci in altri termini, a parlarci umanamente, come se non esistessero le dita medie alzate dei nostri ministri, gli insulti e le volgarità, gli slogan e le falsità, le minacce sotto forma di dossier per chi osa dire che non è vero che l'Italia è messa meglio di tutti i paesi europei e che qualche difficoltà, cribbio, c'è anche qui da noi - le parole come armi, come pietre: basta, siamo intossicati da un virus letale, e dobbiamo combatterlo. Si può? E' moralismo della peggior specie essere decisi ma pacati, chiari e netti ma non aggressivi? E' tollerabile non bestemmiare, non ruttare, non alzare il dito medio, non usare espressioni volgari, non fare battute da bar di periferia? Distinguere gli ambiti, cercare chiarezza?
Leggete questo brano di Andrea Di Michele, Storia dell'Italia repubblicana (1948-2008), Garzanti, Milano 2010, pp. 368-369: ne vale la pena!
"Proprio quando il blocco sovietico si era dissolto e il PCI non esisteva più, venne recuperato l'armamentario retorico relativo alla minaccia del 'pericolo rosso' che da tempo era stato abbandonato dalla stessa DC. Il PCI, all'opposizione dal 1947, venne additato come il maggior responsabile dello statalismo economico e delle pratiche clientelari, portatore di un'impostazione interventista volta a mettere 'lacci e lacciuoli' alla libera impresa e a porre dei freni al perseguimento degli interessi individuali.
A ben vedere, la riesumazione della vecchia bandiera anticomunista non fu soltanto una manovra strumentale volta a compattare storie e posizioni diverse. L'allarme contro il pericolo comunista conteneva qualcosa di ben più concreto e immediato: a spaventare molti elettori di centro-destra era lo Stato, la sua presenza, il suo mettere regole e paletti. Settori significativi del Paese, abituati a anteporre i propri interessi personali a quelli della collettività, ad approfittare delle inefficienze delle istituzioni, a farsi beffe del fisco, dei piani regolatori e di altre 'imposizioni', vedevano nella sinistra il partito delle regole, delle tasse, del controllo statale. Secondo questa visione, i 'comunisti' avrebbero schiacciato la 'libertà individuale', mettendo a rischio un diffuso modello di comportamento fondato sull'inosservanza delle regole. Dietro agli slogan anticomunisti si nascondevano dunque interessi concreti e tendenze profonde della società italiana.
Così si può comprendere il violento attacco sferrato contro la magistratura (...). è anch'esso parte della stessa 'battaglia di libertà'. Non si è trattato soltanto della risposta a indagini giudiziarie via via più insidiose sulle attività economiche dello stesso Berlusconi. La magistratura, meglio di altre istituzioni, incarna la forza coercitiva dello Stato sugli individui: la sua neutralizzazione diveniva un momento necessario del più ampio progetto di affermazione del 'privato' sul 'pubblico'".
Trovo straordinaria l'analisi di Andrea Di Michele: lo Stato lontano, ecco una costante della nostra storia. Lo Stato da subire o di cui approfittare, inefficiente e arbitrario, coercitivo e estraneo alla società civile, spesso nemico, semplice esattore di balzelli assurdi e ingiusti, dai Borboni ai francesi agli Austro-ungarici ai Savoia alla DC al Pentapartito ai sindacati alle ASL agli Uffici Tecnici dei Comuni e delle Province, e via dicendo. Lo Stato da temere, da evitare, da sfruttare nelle sue debolezze; lo Stato come fonte di regole assurde, mutevoli, spesso dettate da interessi privati, inique, nemiche di interessi legittimi, a volte della vita stessa, della dignità, del lavoro, della famiglia (penso alle mutevoli regole sul reclutamento degli insegnanti, che da vent'anni fanno impazzire quella parte della mia generazione che ha scelto questo mestiere con convinzione e per vocazione profonda, come me) - lo Stato da tenere lontano dal proprio ambito di vita con tutti i mezzi, ma anche da sfruttare nelle sue debolezze: posti facili, pensioni precoci, mancanza di controlli, e via dicendo. Non ne siamo mai usciti: è la nostra storia, tutto qui.
Anziché uno Stato giusto, fondato su regole certe, chiare, giuste e condivise, che vincolano tutti perché sono a vantaggio di tutti, ora la società sembra chiedere uno Stato evanescente: uno Stato che rispetti i rapporti di forza tra i cittadini, che registri l'esistenza di diverse oligarchie onnipotenti e dei loro vassalli, che lasci a ciascuno la facoltà applicare le proprie regole, come meglio crede, in ragione della potenza che si ritrova, senza interferenze e a danno di chi appartiene ad altre tribù, dalla minore potenza. Destra e sinistra, sindacati e Lega, DC e PD, ci hanno portato a questo tipo di Stato - quello del "ti facciamo una leggina".
Chiedere la legalità non significa essere contro questo o contro quello: significa voler costruire uno Stato vicino, giusto, vero, significativo, realmente nostro, per il quale poter dare la vita, se necessario: uno Stato che esprima davvero la comunità civile e che la serva - la comunità dei vicini, dei fratelli, dei compaesani con i quali si divide la sorte, la memoria, l'identità, la relazione.
Per questo Borsellino e Falcone hanno dato la vita; per questo l'avvocato Ambrosoli "se l'è andata a cercare" (tacciato di comunismo dal faccendiere mafioso Michele Sindona, lui che apparteneva all'Unione Monarchica Italiana!); per questo anch'io come tanti altri mi alzo alla mattina e voglio servire i miei studenti, senza pensare a me stesso. Per questo mi sono iscritto al Movimento delle Agende Rosse, per questo sostengo e diffondo il sito del fratello di Paolo Borsellino. Per questo non amo né Beppe Grillo né Vittorio Feltri né Antonio Di Pietro, che mi sembrano, alla fine, assai vicini nello stile; per questo rispetto la persona del Presidente del Consiglio per la sua carica istituzionale, anche se non condivido nulla di ciò che dice, pensa e fa, e mi vergogno per lui quando la vive indegnamente e la trascina nel fango; per questo mi fanno schifo i dossier e le minacce, le delegittimazioni pretestuose della magistratura e di chiunque altro ecc. ecc. - perché mi sembra di capire cosa c'è dietro: questa idea di uno Stato lontano, irrimediabilmente estraneo, fatalmente nemico, da combattere tornando al sistema feudale, al particolarismo, all'omaggio vassallatico istituzionalizzati, alla pluralità del diritto, al caos delle giurisdizioni e alla legge del più forte con le sue clientele nella deliberata assenza del potere centrale.
Io no, non voglio questo. Voglio uno Stato vicino, retto da regola chiare e giuste, senza oligarchie, senza clientele, in cui la legge sia quella del più giusto, non del più forte; uno Stato che tuteli tutti, non solo i forti. E non è in questa direzione che stiamo andando.
La "battaglia per la libertà" che tanti stanno conducendo non porterà alla libertà, ma al rafforzamento del nuovo feudalesimo che esiste già - lo consacrerà e lo benedirà ulteriormente, alla luce del sole, radicandolo ancora di più.
Già oggi, non sei tu a decidere cosa tenere nel tuo negozio, che orario fare, quali e quanti articoli ordinare, quali promuovere e come trattare la clientela: e non è lo Stato a decidere per te, ma la grande distribuzione. Lo Stato ti obbligava a fatturare, a osservare regole di sicurezza e vincoli ambientali, a volte assurdi ma impugnabili ai sensi di legge e in qualche maniera osservabili, benché con sacrificio; la grande distribuzione, cioè l'oligarchia economica che oggi si fa potere politico, invece, ha potere di vita e di morte: decide chi può esistere e chi no, chi fa cosa e come la fa, in base ai propri interessi (ai quali interessi concede ad alcuni di partecipare e ad altri no), e le sue sentenze sono inoppugnabili. Altro che libertà!
Lo Stato assente serve a questo: a garantire l'arbitrio e l'onnipotenza dell'oligarchia presente. Chi crede che potrà averne vantaggi, fa i conti senza l'oste; e anche fosse, il bene e il giusto sono cosa diversa dall'interesse di pochi, e non stanno sullo stesso piano. Nessuno ne avrà libertà, ma solo una più dorata schiavitù (se sarà un servo fedele; altrimenti...).
Perché l'Italia rinasca non è questa la direzione: uno Stato trasparente non è uno Stato inesistente; uno Stato che interviene non è necessariamente uno Stato che opprime, se le sue leggi sono giuste; lo Stato e la società civile non sono in alcun modo antitetici, se l'uno è giusto e l'altra è sana.
Io no, non voglio questo. Voglio uno Stato vicino, retto da regola chiare e giuste, senza oligarchie, senza clientele, in cui la legge sia quella del più giusto, non del più forte; uno Stato che tuteli tutti, non solo i forti. E non è in questa direzione che stiamo andando.
La "battaglia per la libertà" che tanti stanno conducendo non porterà alla libertà, ma al rafforzamento del nuovo feudalesimo che esiste già - lo consacrerà e lo benedirà ulteriormente, alla luce del sole, radicandolo ancora di più.
Già oggi, non sei tu a decidere cosa tenere nel tuo negozio, che orario fare, quali e quanti articoli ordinare, quali promuovere e come trattare la clientela: e non è lo Stato a decidere per te, ma la grande distribuzione. Lo Stato ti obbligava a fatturare, a osservare regole di sicurezza e vincoli ambientali, a volte assurdi ma impugnabili ai sensi di legge e in qualche maniera osservabili, benché con sacrificio; la grande distribuzione, cioè l'oligarchia economica che oggi si fa potere politico, invece, ha potere di vita e di morte: decide chi può esistere e chi no, chi fa cosa e come la fa, in base ai propri interessi (ai quali interessi concede ad alcuni di partecipare e ad altri no), e le sue sentenze sono inoppugnabili. Altro che libertà!
Lo Stato assente serve a questo: a garantire l'arbitrio e l'onnipotenza dell'oligarchia presente. Chi crede che potrà averne vantaggi, fa i conti senza l'oste; e anche fosse, il bene e il giusto sono cosa diversa dall'interesse di pochi, e non stanno sullo stesso piano. Nessuno ne avrà libertà, ma solo una più dorata schiavitù (se sarà un servo fedele; altrimenti...).
Perché l'Italia rinasca non è questa la direzione: uno Stato trasparente non è uno Stato inesistente; uno Stato che interviene non è necessariamente uno Stato che opprime, se le sue leggi sono giuste; lo Stato e la società civile non sono in alcun modo antitetici, se l'uno è giusto e l'altra è sana.
07 ottobre 2010
LE PAROLE DELL'INIQUO
"Le parole dell'iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello di che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile. Non chieder più in là. Colui non ha proferito il nome di questa innocente, né il tuo; non ha figurato nemmen di conoscervi, non ha detto di pretender nulla; ma... ma pur troppo ho dovuto intendere ch'è irremovibile. Nondimeno, confidenza in Dio! Voi, poverette, non vi perdete d'animo; e tu, Renzo... oh! credi pure, ch'io so mettermi ne' tuoi panni, ch'io sento quello che passa nel tuo cuore. Ma, pazienza! È una magra parola, una parola amara, per chi non crede; ma tu...! non vorrai tu concedere a Dio un giorno, due giorni, il tempo che vorrà prendere, per far trionfare la giustizia? Il tempo è suo; e ce n'ha promesso tanto!"
(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. VII - parla padre Cristoforo dopo il colloquio con don Rodrigo)
01 ottobre 2010
LA LEGGE SULLA DISLESSIA: I CONTENUTI
Invito a visitare il sito di Rossella Grenci (secondo me, la migliore esperta italiana di dislessia, oltreché poetessa e validissima saggista: libri come Le aquile sono nate per volere - La creatività dei bambini dislessici e Dislessia A-Z sono pietre miliari!):
30 settembre 2010
FINALMENTE!
Dal sito dell'Associazione italiana dislessici
Dislessia
e disturbi specifici di apprendimento:
Senato approva legge
per riconoscimento, tutela
e percorsi didattico-diagnostici
Dopo un lungo percorso legislativo è stata approvata oggi (mercoledì 29 settembre 2010) dal Senato la legge che riconosce e definisce alcuni disturbi specifici di apprendimento (DSA) in ambito scolastico quali dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Una norma, quella approvata oggi in sede deliberante dalla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) che riconosce l'esistenza di questi disturbi stimolando la scuola a individuarli precocemente e definendo i luoghi del percorso diagnostico. "C'è soddisfazione perché l'approvazione di oggi giunge dopo un lungo iter normativo che attesta l'esistenza ed estende la tutela legale per i circa 350.000 ragazzi, pari al 5% della popolazione in età scolare, che sono affetti da questi disturbi", ha affermato il presidente dell'AID (Associazione italiana dislessia), Rosabianca Leo. La legge, per cui sarà previsto un finanziamento di 2 milioni di euro complessivi per gli anni 2010-2011, sancisce il diritto a usufruire dei provvedimenti compensativi e dispensativi lungo tutto il percorso scolastico compresa l'Università e assicura la preparazione degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Per le famiglie sarà inoltre garantita la possibilità di usufruire di orari di lavoro flessibili. Inoltre, qualora non sia disponibile effettuare diagnosi presso le strutture del Ssn, la legge dà la possibilità di effettuarle presso strutture accreditate.
Commento del presidente AID, Rosabianca Leo
"Sono soddisfatta, anche come genitore, perché questa legge riconosce finalmente dopo tante battaglie l'esistenza della dislessia e di altri disturbi specifici di apprendimento stimolando la scuola a individuarli precocemente e definendo i luoghi del percorso diagnostico e didattico. Stiamo già lavorando con il ministero dell'Istruzione, di cui abbiamo apprezzato la volontà di affrontare il problema, in merito alle linee guida sulla legge. Certo è che siamo solo all'inizio di un percorso che dovrà essere avviato con le scuole, soprattutto sul tema della formazione dei dirigenti scolastici e le strutture del Servizio sanitario nazionale. Il testo è certamente un salto di qualità rispetto al passato ma va migliorato sia sotto l'aspetto della valutazione sulla sua effettiva applicazione sia per esempio con l'inserimento di sanzioni per chi non rispetta la normativa. Siamo consapevoli, come Associazione, che le cose non si cambiano in poco tempo ma l'approvazione di oggi ci conferisce più forza per migliorare il testo e per tutelare meglio i diritti delle persone con disturbi di dislessia. Infine, un ringraziamento va a tutti i senatori e i deputati che in questi anni si sono impegnati per far approvare la legge. Desidero poi anche ringraziare la Fondazione Telecom Italia, partner della nostra Associazione, per la collaborazione che ci ha assicurato nel portare avanti importanti iniziative di formazione, informazione e supporto agli studenti anche in assenza di questa norma. Progetti sui quali Fondazione Telecom Italia investe 1,5 milioni di euro e che da domani potranno ulteriormente svilupparsi in tutto il Paese a sostegno dell'attività didattica istituzionale".
La legge nel dettaglio
Dopo la definizione dei termini dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia evidenziati nel primo articolo del ddl, nel secondo punto del testo vengono evidenziate le finalità che si prefigge la norma tra cui la promozione del successo scolastico, anche attraverso misure didattiche di supporto, la garanzia di una formazione adeguata che promuova lo sviluppo delle potenzialità anche attraverso la preparazione degli insegnanti e la sensibilizzazione dei genitori nei confronti delle problematiche legate ai DSA. Durante il percorso formativo (art. 4) anche i docenti dovranno possedere un'adeguata preparazione didattica, metodologica e valutativa in merito alle problematiche relative ai DSA. Altro aspetto è quello che riguarda la diagnosi (art. 3) che dovrà essere effettuata nell'ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Ssn a legislazione vigente e sarà comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente. Le regioni nel cui territorio non sia possibile effettuare la diagnosi nell'ambito dei trattamenti specialistici erogati dal Ssn possono prevedere, nei limiti delle risorse, che la medesima diagnosi sia effettuata da specialisti o strutture accreditate. Rilevante, poi, l'articolo 5 che mette nero su bianco le misure educative e le didattiche di supporto come l'uso di una didattica individualizzata e personalizzata o l'introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere. È previsto pure per l'insegnamento delle lingue straniere, l'uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale. Agli studenti con DSA, inoltre, sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all'università nonché gli esami universitari. Misure anche per i familiari (art. 6) che potranno usufruire di orari di lavoro flessibili. Nell'articolo 7, invece, viene indicato come a quattro mesi dall'entrata in vigore della legge, attraverso un decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede ad emanare linee guida per la predisposizione di protocolli regionali, da stipulare entro i successivi sei mesi. All'articolo 8 viene evidenziato come sono fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale e province autonome che dovranno entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge provvedere a dare attuazione alle disposizioni della legge stessa.
27 settembre 2010
VITTORIA
Sono passati 7 giorni, Vittoria, da quando con le tue compagne di classe anch'io seguivo con lo sguardo appannato dalle lacrime una bara nella quale, si diceva, c'eri tu - c'erano i tuoi 17 anni, la tua ironia, il tuo sguardo, la tua serietà, la tua discrezione, la tua allegria, i tuoi progetti, i tuoi affetti: tutto di te, dopo 15 mesi di chemioterapie, trapianti di midollo e tanto altro che non ha potuto salvarti da questo pomeriggio di settembre, dalle nostre lacrime, dai fiori, dal corteo che ti ha accompagnata in silenzio, con sgomento.
Conosco bene il luogo in cui hai vissuto l'anno della tua quarta liceo, e anche la stanza che per ultima ha occupato la tua vista. So tante cose che nessuno può capire tranne te e i tuoi genitori, le tue compagne, le tue infermiere. Ad esempio, certe gioie incredibili, inimmaginabili, che solo là trovano vita; e dolori che non si possono descrivere.
Ti ho seguita a distanza, per tutto questo tempo: sapevo dov'eri, cosa vivevi. Non avevi bisogno di me. Qualche sms, facebook... "Voglio tornare a casaaaaaaa!!!!", scrivevi.
C'era ben poco di te, in quella bara: quasi nulla, un'orma appena. Dove tu vivi, ora, è moltiplicato ciò che sei, e ciò che sei stata per noi non ha misura. Non siamo noi a doverti ricordare: cosa può fare per te il nostro ricordo? Sei tu che puoi ricordare noi - questo sì, davvero farà molto.
BASTA LATINO, E' ORA DI IMPARARE COSE UTILI...
RICEVO DA UNA COLLEGA E DIFFONDO:
Gelmini: studenti “soldato” nei licei, impareranno a sparare. Il declino inarrestabile della scuola italiana.
(...) Lo chiamano “allenati per la vita” ed è un corso valido come credito formativo rivolto agli studenti dei licei. In realtà sembra un vero e proprio corso “paramilitare”. Non è uno scherzo. E’ un protocollo già firmato fra la Gelmini e La Russa. Ma cosa prevederà? Con grande pace della Gelmini, gli studenti dei licei impareranno a sparare con pistola (ad aria compressa), a tirare con l’arco, ad arrampicarsi, a eseguire perfettamente “percorsi ginnico-militari”. E quale sarebbe l’assurda spiegazione (motivazione) di questa nuova trovata “geniale” del Ministro Gelmini? Ecco la laconica ed “ipocrita” risposta: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Si tratta, in buona sostanza, di veicolare la pratica del mondo militare in quello della scuola: roba da altri tempi, tempi bui e, speriamo, non riproponibili.
Ma la speranza “muore” leggendo, di fatto, in cosa consisterà la prova finale per il nuovo corso “allenati per la vita” (leggi corso “paramilitare”, ndr): “una gara pratica tra pattuglie di studenti”. No, non è un errore di battitura. La circolare parla proprio di “pattuglie” di studenti. A dir poco equivocabile e senza ritegno il termine utilizzato. Fosse solo il termine! E’ un progetto “innovativo” passato nel silenzio assoluto delle opposizioni.
Ma anche questa, purtroppo, non è una novità.
E con la nuova proposta Gelmini – La Russa , si allunga, di fatto, l’elenco degli incomprensibili provvedimenti del Ministro dell’Istruzione. I tagli alle elementari hanno eliminato qualsiasi potenzialità di realizzare il vero tempo pieno e ridotto gli spazi per progetti, uscite didattiche e laboratori. Non c’è un insegnante di sostegno ogni due studenti disabili, come prevede la legge, a tal punto che alcuni alunni vengono seguiti solo per cinque ore settimanali. Il provvedimento che prevede il numero maggiore di studenti per classe, da 27 a 35, viola apertamente il testo sulla sicurezza scolastica: Il D.M. Interno del 26/8/1992, recante “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, al punto 5.0 (“Affollamento”) stabilisce che, al fine dell’evacuazione delle aule, il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula ed al punto 5.6 (“Numero delle uscite”) che le porte devono avere larghezza di almeno m 1,20 ed aprirsi nel senso dell’esodo quando il numero massimo di persone presenti nell’aula sia superiore a 25 (quante scuole, in tutto il territorio nazionale, non sono in regola? La maggioranza). E la riduzione del tempo scuola nei licei artistici (11%) , nei licei linguistici (17%), negli istituti tecnici e professionali (diminuzione del 30% delle ore di laboratorio) a quale esigenza didattica di rinnovamento rispondono? Forse servono a far posto a pseudo-corsi di natura “paramilitare” come quello messo in campo dal duo Gelmini – La Russa? Tante sono le domande, poche le risposte e le certezze. Quello che appare chiaro, tuttavia, è che non basteranno anni di riforme e provvedimenti ad hoc per far risalire la china alla scuola italiana. E la trovata degli studenti soldato nei licei, a dir poco bizzarra, non va in quella direzione. Siamo al punto più basso della scuola italiana? Peggio di così non può andare? Seppur infinitamente poco consolatoria, dateci almeno questa, di certezza.
24 settembre 2010
AUTOELEZIONE ALLA PUREZZA
Sento Cruciani, alla radio (Radio24), commiserare Fini: "se lui si è autoeletto a puro..."
Ma è normale tutto questo?
Cioè: se qualche anno fa ho preso una multa per divieto di sosta (regolarmente pagata) e quand'ero al liceo qualche compito di matematica l'ho copiato (ebbene, sì...), non ho il diritto di dire ai miei studenti che il codice della strada va rispettato, e meno che mai di rimproverare (punire no, assolutamente, con i miei trascorsi...) coloro che trovassi eventualmente a copiare durante un mio compito in classe.
Ma è normale una cosa del genere? Tutti zitti, ognuno pensi al suo, ognuno pensi a ciò che ha da nascondere: di puri, qui, non ce ne sono. E se qualcuno "si autoelegge a puro"... c'è il "trattamento Boffo": e non dica che non se l'è voluto...
04 settembre 2010
POLITICIZZATI E MORALISTI - CONSULENTI DIDATTICI ITINERANTI FREE-LANCE

La caccia è aperta: persino il sindaco Tosi se la prende con "gli ipocriti dell'etica" (quelli che vorrebbero un referendum cittadino per sottoporre all'approvazione della cittqdinanza il progetto del traforo delle Torricelle: referendum chiaramente antidemocratico, perché i veronesi hanno già eletto Tosi approvandone in bianco l'operato per i prossimi anni, e dunque...), il meeting di Rimini stigmatizza i "moralisti" (e mons. Angelo Camisasca chiede che la Chiesa vieti la vendita di "Famiglia cristiana" nelle chiese cattoliche), mentre il Ministro dell'istruzione non riceve i precari in sciopero della fame perché "politicizzati" (bravo Rondoni ieri su "Avvenire": parole assennate, lungimiranti, che apprezzo e condivido).
Chiunque dica qualunque cosa, deve prima accertarsi di averne "l'autorità morale", oltre a non dire nulla che possa essere "politicizzato".
La richiesta di trattamento giusto, ad esempio da parte dei precari della scuola, è "politicizzata", perché implica una critica all'operato del governo in carica (anche Prodi mandò la celere in assetto antisommossa contro gli allevatori che protestavano per le quote latte armati di spargiletame, esattamente come Berlusconi la manda contro gli ingrati aquilani: dunque, è un atteggiamento "bipartisan").
La constatazione che le famiglie si stanno impoverendo e che l'Italia spende meno della metà della media europea per le politiche sociali è "moralismo": se chi lo afferma è stato visto a "fare bisboccia" al bar con i nipoti, cadono le sue argomentazioni e i fatti di cui parla non sussistono - non vale la pena né di prenderli in considerazione né di verificarne la realtà, meno che mai è opportuno discuterne o fare qualcosa.
Ciò che è uscito dalle idee correnti è l'affermazione che alla società civile spetti un ruolo di controllo e di verifica sull'operato di coloro che la società civile stessa ha incaricato di gestire la cosa pubblica: la democrazia è considerata ormai, a livello del sentire comune, un assenso preventivo a tutto ciò che farà chi sarà eletto, senza se e senza ma.
Antidemocratico è chi chiede di sottoporre a referendum una decisione della giunta comunale (cioè del sindaco Tosi), non chi nega persino l'ammissibilità di tale referendum: il sindaco è stato eletto, e dunque non deve rispondere a nessuno di ciò che sta facendo, perché le sue decisioni sono... insindacabili!
Non è un'evoluzione da poco: dalla democrazia parlamentare alla democrazia plebiscitaria; dall'auspicata uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge a una struttura oligarchica, in cui la legge dispone con gradualità le proprie maglie, allentandole man mano che sale nella piramide sociale; dall'idea di una società civile, all'idea di una massa di plaudenti, una tifoseria che fa la ola.
***
Una piccola nota. Sono anch'io un precario della scuola (insegno dal 1991) - di quelli in cima alla graduatoria, ma non fuori pericolo.
Molti pensano che i precari siano gente che pretende ciò a cui non ha diritto, che non ha fatto ciò che doveva fare e ne paga le conseguenze - non dispiace, dunque, vederli in difficoltà.
Non è così, anche se è inutile affermarlo: sono persone con laurea, specializzazione, concorsi fatti e vinti quando lo Stato ha chiamato a farli, perfezionamenti, professionalità dimostrabile ed esperienza da vendere, che lo Stato ha tenuto per decenni a stipendio iniziale e a tempo determinato, assunti per pochi mesi e licenziati a ripetizione, risparmiando un sacco di soldi. Non che i posti non ci siano - non che non ci fossero.
Lo Stato ha continuato a cambiare retroattivamente le leggi per la determinazione dei punteggi, di anno in anno: una cosa folle, che solo chi la vive da decenni può misurare in tutta la sua portata. Nessun demerito macchia la carriera dei precari: il puro caso ha deciso i destini di ciascuno.
La mia generazione, pur composta di vincitori di concorsi ordinari e di sessioni riservate (non di corsi abilitanti: quelli li facevano negli anni settanta e ottanta), è stata spazzata via da questo turbine legislativo irrazionale e imprevedibile (quasi del tutto: aspettiamo a mesi la "riforma epocale" del reclutamento che risolverà il problema del precariato eliminando fisicamente e una volta per tutte i precari che da 20 anni lavorano in condizioni disumane; del resto, si continua a dire che l'unico problema della scuola è che gli insegnanti sono vecchi, e noi siano tutti più che quarantenni...).
Inutile spiegare queste cose - inutile lo sciopero della fame, inutile qualunque discorso pubblico o privato.
La solidarietà, il rispetto, la ricerca del giusto non sono più nel DNA del nostro mondo: vedere persone umiliate fa bene al morale di chi preferisce il forte al giusto, e disprezza d'istinto chi è debole - chi ha la colpa di trovarsi suo malgrado ad essere debole socialmente ed economicamente, nonostante abbia fatto di tutto per non trovarsi ad essere tale: un peccato da cui nessun confessore può più assolvere.
Io non sono un "precario": sono un consulente didattico itinerante free-lance con mandato ad interim periodicamente rinnovabile - un flessibilissimo lavoratore della conoscenza. So, faccio e insegno pure, part-time e deo gratias.
Ma sono ben consapevole che non esiste più una società civile con cui confrontarsi, alla quale rendere conto, alla quale chiedere il riconoscimento della propria dignità.
So che è stata spazzata via definitivamente, negli ultimi 15 anni, da questa politica, da questa cultura e da questa televisione. Che ne è stata fatta terra bruciata, e consapevolmente. (Io mi spellerò le mani a forze di tentare di rianimarla, e vedo altri che lo fanno; ma questa è un'altra storia).
So bene che nessuno, o quasi (almeno qui in Padania futura, ma anche in altre parti della quasi-ex-Italia), dice più "è giusto" o "non è giusto": qui si dice soltanto "me convien"/"non me convien", e si conclude: "cassi soi".
Nessuno, del resto, vuol più passare per "moralista"; e meno che mai essere "politicizzato".
(Nella foto: una vignetta di Filippo Ricca)
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